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Il suono della consapevolezza

Non mi faccio sentire da un po’ e ho pensato che l’inizio di questo nuovo anno potesse essere un buon pretesto per tornare a scrivere.

Decidendo l’argomento da trattare e mi sono accorta che non ho ancora parlato con voi di un percorso che ho intrapreso e terminato ad Aprile 2022 con la certificazione di “Facilitatore in Mindfulness”.





Di cosa si tratta?

La mindfulness è un’antica pratica meditativa di origine buddista, ormai totalmente laica e accessibile a tutti.

Essa trae origine dagli insegnamenti del buddismo resi celebri anche attraverso il monaco vietnamita Thich Nath Hann. E’ solo però grazie al biologo statunitense Jon Kabat Zinn che essa diviene una tecnica con strumenti standardizzati, unendosi alle discipline mediche e psicologiche occidentali, dando origine al protocollo MBSR, usato per la prima volta nel 1979 all’interno della Stress Reduction Clinic di Boston, Massachussets.


Il termine inglese ”Mindfulness” (in italiano “Consapevolezza”) è la traduzione inglese del termine “Sati”, che in lingua Pali significa appunto “Consapevolezza” “Attenzione”, “Presenza mentale”.

La Mindfulness può essere definita come la disposizione mentale all’osservazione dei propri stati fisici ed emotivi in maniera intenzionale, portando su di essi l’attenzione in maniera consapevole, non giudicante, semplicemente destinando le proprie risorse a ciò che accade nel “qui ed ora” della propria esperienza, cambiando ciò che di quell’esperienza desideriamo cambiare, e accettando ciò che non è possibile cambiare.


Perchè mi sono avvicinata a questa pratica? Chi mi conosce sa che sono affascinata dall’Oriente, pratico yoga e in generale le discipline orientali mi interessano molto.

Amo approfondire e sono curiosa.

Nel caso della mindfulness ho trovato molte caratteristiche utili nella pratica anche per i musicisti, in particolare pianisti.





Imparare a suonare uno strumento poliedrico come il pianoforte richiede così tante facoltà (cognitive, emotive, cinestetiche) che coltivare una consapevolezza più profonda della nostra esperienza del momento presente sicuramente aiuterà. Gli studenti di pianoforte (e gli insegnanti!) possono facilmente stressarsi. Una delle funzioni primarie della consapevolezza è la riduzione dello stress.

I pianisti devono acquisire un alto grado di concentrazione.

La mindfulness viene spesso insegnata con l'obiettivo di sviluppare la concentrazione.

Inoltre un musicista deve essere in grado di sentire profondamente le proprie emozioni per esprimere il contenuto emotivo della musica. Prestare attenzione alla propria esperienza emotiva è un elemento vitale della pratica della minfdulness.


Ma la consapevolezza del corpo, della propria esperienza somatica e dei movimenti – che per coincidenza è il modo in cui la mindfulness viene solitamente insegnata per la prima volta ai piccoli allievi – è forse più rilevante per la maggior parte degli studenti di pianoforte. La “mindfulness” ha un'immensa efficacia nella sua capacità di migliorare la nostra consapevolezza del nostro benessere fisico , fondamentale per la tecnica pianistica. Al fine di rimanere in buona salute evitando lesioni dovute a tecnica errata o pratica eccessiva, la consapevolezza del corpo e l'impatto delle nostre abitudini di studio è davvero fondamentale. Migliorare la nostra consapevolezza del corpo (postura, posizione ecc.) e il modo in cui ci muoviamo sicuramente porterà a miglioramenti nella nostra tecnica.


In che modo gli insegnanti di pianoforte possono esercitare la “mindfulness” durante la lezione? Proprio come ci si aspetta che gli insegnanti di pianoforte “esercitino ciò che predicano” – cioè suonino bene il pianoforte prima di insegnarlo – è anche utile che gli insegnanti esercitino la “mindfulness” prima di insegnarla agli altri.





La consapevolezza viene spesso insegnata con un orientamento sul corpo, in particolare verso il ritmo naturale e le sensazioni fisiche “nude” del respiro. Quindi un buon modo per iniziare per gli insegnanti di musica è praticare la "consapevolezza del respiro" o la "consapevolezza del corpo". Ci sono numerose meditazioni audio gratuite online.


Dopo aver praticato la mindfulness per un po' e aver iniziato a capire come funziona si può provare ad introdurla quando necessario. Ad esempio, supponiamo che uno studente stia facendo fatica ad acquisire un movimento, un gesto e continui a ricadere nelle vecchie abitudini, si potrebbe approcciare in questo modo:


“Saresti disposto a provare un breve esercizio di consapevolezza del corpo che potrebbe aiutare? Ok... chiudi gli occhi per un momento, appoggia le mani in grembo e sintonizzati sul ritmo del tuo respiro.“

(pausa)

“Lascia che il tuo respiro fluisca senza forzarlo.“

(pausa)

“Adesso sintonizzati sul tuo corpo. Senti tutto il tuo corpo, seduto qui sulla panca. Senti tensioni o contrazioni?Se si rilassano bene, altrimenti ascoltale soltanto.”

(pausa)

“Ora sintonizzati sull'avambraccio destro. Quali sensazioni avverti? Sii consapevole di qualsiasi tensione o contrazione. Se si rilassa o si scioglie, bene. In caso contrario, lascia che sia.”

(pausa)

“Ora sintonizzati sulla tua mano destra. Nota come ci si sente ad avere una mano. Nota la vita nella tua mano. Nota l'energia che scorre, la tensione e qualsiasi altra sensazione, piacevole o spiacevole.”

(ripetere lo stesso per la sinistra)

“Ora apri gli occhi e pratica la tecnica su cui stiamo lavorando, con consapevolezza del tuo corpo e dei movimenti che stai facendo.”

Per evitare di creare imbarazzo l’insegnante può a sua volta fare le stesse cose a sua volta contemporaneamente, come guida.


Questo breve esercizio può aiutare gli studenti a diventare più naturalmente consapevoli del proprio corpo in generale. Da questa consapevolezza, gli studenti possono iniziare a notare che alcuni movimenti sono spesso tesi o poco efficienti, il che pone le basi per abbandonare naturalmente queste abitudini e apprenderne di nuove.





Ad alcuni di voi potrà sembrare bizzarro, o inutile, o una perdita di tempo.

Altri invece magari lo troveranno utile perchè, sopratutto per chi ha esperienza di insegnamento anche nella formazione di giovani pianisti, sa che spesso il dover affrontare più difficoltà contemporaneamente pone il pianista nella condizione di trascurare il lato fisico del suonare. Ecco allora che si suona spingendo, articolando eccessivamente, senza consapevolezza e attenzione al peso in tastiera, senza prestare attenzione a gesti spesso impliciti in certi elementi di scrittura (penso per esempio al legato a due).

Chi ha esperienza di insegnamento sa anche quanto sia difficile a volte abituare l’allievo alla percezione del proprio corpo, a qualsiasi livello sia e qualsiasi brano stia affrontando.

Spesso per voler essere precisi nella lettura di nuovo brano si finisce per concentrarsi esclusivamente su quanto scritto e tutto il resto passa in secondo piano o viene dato per scontato - come se fosse meno importante!

Oppure a volte si dà per scontato il fatto che tutti abbiano naturalezza nel suonare e nel modo di stare al pianoforte, ma non è così.


La mindfulness ovviamente è anche molto più di questo e non pretendo certo di darne un quadro esaustivo in questo post.

Chissà, forse avrò modo di approfondire durante qualche masterclass o in altri progetti futuri.

Per oggi spero di aver in qualche modo acceso la vostra curiosità!💡


Vi lascio augurandovi uno splendido Anno Nuovo con questa frase del monaco Thich Nhat Hahn:

“I sentimenti vanno e vengono come nuvole in un cielo ventoso.

La respirazione cosciente è la mia àncora.” 🙏🏻




Sara


1 Comment


Ho molto apprezzato questo testo e mi chiedevo se questa pratica può essere applicata anche al problema della paura del pubblico e conseguente tremore delle mani. Grazie!

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